Dunque mollate gli ormeggi mentali.. per il mare della conoscenza noi salpiamo, con umiltà e inesauribile curiosità ci destreggiamo nei suoi flutti burrascosi alla ricerca della tanto agognata terra delle "verità" celate: in molti la osteggiano, in pochi la cercano, ancora meno quelli che vi approdano. E tu che fai? Sali a bordo?

Hic sunt nobis

Hic sunt nobis

giovedì 24 novembre 2016

Da dove cominciare? conosci te stesso..

Finchè non renderai conscio l'inconscio, esso dirigerà la tua vita e tu lo chiamerai destino.


In un mare così vasto di conoscenza da dove cominciare? Tutto comincia da se stessi, più si acquista consapevolezza di se stessi, più si scava a fondo nel proprio inconscio, più si avrà consapevolezza del mondo interno e più la si avrà del mondo esterno. Siamo il riflesso del mondo in cui viviamo, conoscendo il nostro io interiore, il nostro alter-ego, il nostro specchio, vediamo come siamo veramente, senza le maschere che indossiamo quotidianamente, siamo solo noi.. nudi e crudi: i nostri pregi e difetti, i nostri punti forti e i punti deboli, i nostri limiti, le paure, i pregiudizi e i condizionamenti che ci sono stati imposti dalla società durante il corso della nostra vita. Chi siamo? Chi eravamo? Perchè siamo così? Perchè siamo arrivati a questo punto? Sono le domanda giusta da porsi. Bisogna riprendere contatto con la nostra parte più nascosta, troppo spesso tenuta segregata, riappacificarsi con il nostro lato femminile, nel caso in cui siamo uomini e maschile se siamo donne, bisogna scavare nel passato per capire chi eravamo, chi siamo e cercare di capire le cause che ci hanno portato alla situazione attuale, gli episodi della nostra infanzia che ci hanno segnato e soprattutto venire a contatto col nostro "lato oscuro": scandagliare le regione più profonde della nostra mente, i recessi della nostra anima. Per scoprire le nostre paure, i nostri desideri reconditi e quindi venire faccia a faccia col nostro inconscio vengono in aiuto i sogni, la loro interpretazione può essere la svolta che cercavamo. In questo modo possiamo riscoprire quel rapporto con madre natura che è stato alterato, rinnegato dalla società moderna: essa si pone come antagonista della natura invece che considerarla una fida alleata; l'uomo invece che considerarsi una parte del tutto, si sente superiore e vuole dominare la natura. Ed è proprio riappacificandoci con il nostro lato primordiale, animale, naturale, istintivo che le evidenti contraddizioni vengono a galla e scopriamo il marcio che c'è in noi e negli altri, forse imparando a stare bene con noi stessi potremmo stare bene anche con gli altri; comprendendo chi siamo e accettandoci, possiamo trovare la pace e la tranquillità, l'equilibrio che disperatamente andavamo cercando esternamente, facendo pace con il nostro io interiore, smettendo di combatterlo, accettandoci per ciò che siamo possiamo dare una svolta radicale alla nostra vita e cominciare a cambiare in meglio, e forse, anche a cambiare il nostro "destino" che pensavamo già scritto. La maggioranza si ferma a questo punto, e fugge via in preda al terrore ma è proprio qui che comincia il bello, per chi resta, per chi sopravvive avviene la rinascita.. come una fenice risorgiamo ogni volta dalle nostre ceneri e siamo pronti per spiccare il volo per un nuovo inizio. Questo processo va avanti durante tutto l'arco della nostra vita, non si finisce mai di conoscersi e di conoscere, fortunatamente :-) Per cominciare, il nostro suggerimento è, come sempre, provare a fare una passeggiata in mezzo alla natura, a sedersi sotto a un albero, appoggiando la schiena contro il suo tronco possente, ad abbracciarlo anche, vedrete che i pensieri negativi scompariranno e tutto sarà più facile ;-) buona immersione! p.s. un consiglio, state attenti a non perdervi nei meandri della vostra mente, cercate di rimanere con i piedi per terra, è importante rimanere a contatto con la realtà di tutti i giorni.







"La locuzione latina corrispondente a "Conosci te stesso" è "nosce te ipsum". È anche utilizzata in latino la versione "temet nosce". La sentenza è indubbiamente connessa al tempio di Apollo a Delfi. Sul suo significato gli studiosi, anche se con alcune differenze, concordano sul fatto che con questa sentenza Apollo intimasse agli uomini di "riconoscere la propria limitatezza e finitezza". A partire da Pitagora, che spingeva gli uomini a realizzare sé stessi, per arrivare a Immanuel Kant, molti filosofi hanno espresso l'importanza di conoscere se stessi nella propria autocoscienza prima di iniziare a scoprire le verità assolute. E molte altre culture hanno compreso l'importanza di questa affermazione: dalla cultura indiana, con gli Inni vedici, alle altre culture orientali, oltre a quella occidentale. Pensatori come Socrate e Krishnamurti hanno sottolineato perentoriamente l'importanza di una conoscenza diretta e viva del mondo, il che non è possibile senza rendersi conto di come funziona la propria mente, di come essa conosce e riconosce le cose. Capire questo funzionamento significa potersi liberare da pregiudizi e condizionamenti culturali e poter conoscere senza filtri."






"Chi guarda in uno specchio d’acqua, inizialmente vede la propria immagine.

Chi guarda se stesso, rischia di incontrare se stesso.

Lo specchio non lusinga, mostra diligentemente ciò che riflette, cioè quella faccia che non mostriamo mai al mondo perché la nascondiamo dietro il personaggio, la maschera dell’attore. Questa è la prima prova di coraggio nel percorso interiore.

Una prova che basta a spaventare la maggior parte delle persone, perché l’incontro con se stessi appartiene a quelle cose spiacevoli che si evitano fino a quando si può proiettare il negativo sull’ambiente."



(Carl Gustav Jung)







Carl Gustav Jung teorizza che l'inconscio alla nascita contenga delle impostazioni psichiche innate, quasi sicuramente dovuto al tipo di sistema nervoso caratteristico del genere umano, trasmesse in modo ereditario. Tali impostazioni e immagini mentali sono quindi collettive, cioè appartenenti a tutti; Jung chiama questo sistema psichico inconscio collettivo, distinguendolo dall'inconscio personale che deriva direttamente dall'esperienza personale dell'individuo. La formulazione dell'archetipo è più volte ridefinita, precisata, approfondita da Jung. L'inconscio collettivo, per Jung, è costituito sostanzialmente da schemi di base universali, impersonali, innate, ereditarie che lui chiama archetipi. Di questi i più importanti sono: il «Sé» (il risultato del processo di formazione dell'individuo), l'«ombra» (la parte istintiva e irrazionale contenente anche i pensieri repressi dalla coscienza), l'«anima» (la personalità femminile così come l'uomo se la rappresenta nel suo inconscio) e l'«animus» (la controparte maschile dell'anima nella donna). Particolarmente rilevante è l'archetipo femminile che chiama anima o animus (nella sua controparte maschile).



Jung era convinto che ogni archetipo, finchè rimaneva inconscio, s’impossessasse dell’uomo nella sua totalità e lo inducesse a vivere la parte o il ruolo corrispondente. In questa fase, insomma, viene fuori la totalità, e nell’uomo esiste la possibilità di percorrere un processo del genere. Quest’ultima fase mette in luce il problema centrale della psicologia junghiana: l’incontro della coscienza con l’inconscio. Il tema dell’unione degli opposti ricorre in tutta la letteratura alchemica. Notevole importanza riveste il materiale simbolico, materiale che è strettamente connesso con il processo d’individuazione. Tutti i quadri alchemici mostrano l’idea della simmetria, dell’incontro e unione degli opposti. L’immagine dell’uroboros, del serpente che si morde la coda è una di quelle rappresentazioni atte a mostrare l’unione della coscienza con l’inconscio. L’uroboros è il serpente che è capace di morire e rinascere continuamente.

http://www.psicolife.com/index.php?option=com_content&view=article&id=261:la-psicologia-di-cg-jung-e-lalchimia&Itemid=226



Il serpente Ouroboros riprodotto nel 1478 da Theodoros Pelecanos sulla base di un manoscritto perduto di Sinesio (370-413 d.C.)













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